|
Gravidanza e
malattie autoimmuni:
le novità dai
recenti congressi di Firenze (Aprile 2007)
V. De
Angelis, M. Gerosa, PL Meroni
Unità di Immunologia Clinica e Reumatologia
Dipartimento di Medicina Interna - Università di
Milano
IRCCS Istituto Auxologico Italiano - Milano
-
-
Il 5° Congresso su Ormoni
Sessuali, Gravidanza e Malattie Reumatiche ha
permesso di riunire i principali esperti
mondiali nel campo della gravidanza in corso di
malattie reumatiche.
-
La gestione delle malattie
reumatiche in corso di gravidanza è una
situazione clinica sempre più comune. Dal
momento che sono ora disponibili maggiori
informazioni sui meccanismi patogenetici alla
base delle principali complicazioni (quali
aborti, riacutizzazioni della malattia durante
le gestazione ed eventuali problemi terapeutici)
cresce l'importanza di competenze specialistiche
e di un approccio multidisciplinare. L’uso
sempre maggiore di nuovi farmaci antireumatici
può inoltre portare a ulteriori complicanze,
ragion per cui l’impiego di farmaci sicuri e
correttamente somministrati, nel quadro di una
gravidanza opportunamente pianificata, consente
di prevedere un più favorevole esito della
stessa.
-
-
I due congressi sono stati
organizzati da un comitato internazionale
presieduto da Pier Luigi Meroni, Angela Tincani,
Maurizio Cutolo e Marco Matucci Cerinic, con lo
scopo di fornire indicazioni sulla corretta
gestione della gravidanza in pazienti affette da
malattie reumatiche.
-
La conferenza ha avuto luogo
contestualmente al 12th Congresso Internazionale
sugli anticorpi anti-fosfolipidi. Gli anticorpi
anti-fosfolipidi (aPL) sono infatti una delle
cause di complicazioni in pazienti con malattie
autoimmuni, nonché uno dei pochi fattori di
poliabortività nella popolazione generale.
-
Molte malattie autoimmuni
mostrano maggiore incidenza tra la popolazione
femminile (con un picco nell’età fertile), e la
migliore prognosi consente oggi alle pazienti di
pianificare una gravidanza. Per queste ragioni
la possibilità di una gravidanza in pazienti con
patologie autoimmuni è un evento sempre più
diffuso. E’ questa una situazione che va
affrontata sotto diversi aspetti: da un lato
l’effetto della gravidanza sulla malattia,
dall'altro l'impatto di quest'ultima (e del
relativo trattamento) sul corso della gravidanza
e il parto.
-
-
Venerdi 20 aprile l'attenzione è
stata focalizzata sugli aspetti ostetrici della
sindrome da anticorpi anti-fosfolipidi (APS),
rappresentati dall’associazione tra aPL e aborto
o altre complicazioni gravidiche.
-
-
Il Dr W Branch (USA) ha
confermato che gli aborti tardivi rappresentano
un evento tipico in corso di APS, essendo molto
rari in donne sane (incidenza del 3 % rispetto
al 10 % nelle pazienti affette), a differenza
degli aborti precoci, molto frequenti anche
nella popolazione sana (12-15%). Inoltre, i dati
riportati dal dr A Lojacono (Italia) hanno
mostrato che la positività per aPL è associata
ad un maggior rischio di sviluppo di eclampsia e
di HELLP syndrome, anche se tali complicazioni
ostetriche sono pure frequenti in donne senza
aPL.
-
-
Diversi studi in vivo e
in vitro, presentati durante la sessione,
erano rivolti allo studio dei possibili
meccanismi patogenetici tramite i quali gli aPL
inducono una poliabortività ricorrente. Gli
eventi trombotici a livello placentare spiegano
solo in parte le perdite fetali dipendenti dagli
aPL. In realtà, secondo i dati presentati dal
dr. Ray (UK) e dalla drssa Borghi (Italia),
sembra che gli aPL (soprattutto gli Anticorpi
anti-beta2 glicoproteina I o anti-β2GPI) possano
da una parte aderire al trofoblasto,
influenzandone la proliferazione e
differenziazione in un sinciziotrofoblasto
maturo e invasivo, dall’altra influenzare la
parte placentare materna. È stato infatti
riportato che gli anticorpi anti-β2GPI possono
reagire direttamente con le cellule deciduali
umane in vitro, inducendo la sovraespressione
delle molecole di adesione e la produzione di
citochine proinfiammatorie, tra cui il fattore
di necrosi tumorale (TNF) α. Dunque gli aPL,
secondo questi dati, potrebbero interagire
direttamente con le diverse strutture
placentari, influenzandone la funzione e la
maturazione tramite l’induzione di un ambiente
infiammatorio locale.
-
Il dr MD Lockshin (USA) ha
presentato i dati relativi al ruolo del
complemento in questi processi: gli aPL possono
infatti indurre l’attivazione del complemento,
determinando un’aumentata espressione di diverse
molecole di adesione, reclutamento di cellule
infiammatorie e secrezione locale di mediatori
pro-infiammatori. Il blocco del complemento
sarebbe in grado di proteggere dalle perdite
fetali indotte dall’infusione di aPL.
-
Altre molecole proinfiammatorie,
come le chemochine, sembrano importanti in
questi processi, come dimostrato dalla maggiore
incidenza di aborti aPL-mediati in topi
deficienti per D6, un recettore capace di
riconoscere la maggior parte delle chemochine
infiammatorie e di degradarle (dr Y Martinez de
la Torre, Italia). In altre parole, mancando
questo sistema di controllo, gli animali sono
più suscettibili all’abortività indotta da aPL.
-
Diversi report hanno confermato
l’efficacia dell’eparina e di basse dosi di
aspirina (ASA) nella prevenzione delle
complicazioni gravidiche associate ad aPL.
Tuttavia, la scoperta di meccanismi alternativi
alla trombosi ha sollevato il dubbio sul vero
effetto farmacologico dell’eparina e
dell’aspirina a basse dosi. E' stato per esempio
dimostrato che l’eparina è in grado di
interferire con il legame degli aPL, di inibire
l’apoptosi delle cellule trofoblastiche,
l’attivazione del complemento e di promuovere la
decidualizzazione endometriale, mostrando quindi
un effetto farmacologico complesso che va oltre
il noto effetto anticoagulante. D’altra parte
anche l’aspirina mostrerebbe un’azione inibente
l’apoptosi, ben diversa quindi dalla semplice
proprietà di inibizione dell’aggregazione
piastrinica.
-
L’ultima parte della sessione ha
affrontato aspetti clinici particolari nel
trattamento delle manifestazioni ostetriche
dell'APS. Mentre esiste un consenso generale sul
fatto che eparina (sia non frazionata che a
basso peso molecolare) e aspirina a basse dosi
rappresentino la terapia standard, sussistono
controversie in situazioni specifiche, come il
trattamento di pazienti gravide con APS e
pregresse trombosi. Il Dr RHWM Derksen (Olanda)
ha riportato che queste pazienti devono essere
trattate con anticoagulanti allo scopo di
prevenire recidive (la cui incidenza sembra
essere del 2.4%). Nel caso di pazienti con
pregresse trombosi ed in terapia anticoagulante
orale, è regola usuale interrompere le terapie
anticoagulanti orali nelle prime sei settimane
di gravidanza a causa dell’effetto teratogeno
degli anticoagulanti sul feto ed introdurre una
terapia con eparina a piene dosi fino a circa 24
ore dal parto. Il Dr NR Jesus (Brasile) ha
presentato un interessante studio che ha
valutato l’uso del warfarin (terapia
anticoagulante) al posto della terapia standard
(eparina ed aspirina a basse dosi). L’uso di
warfarin, tra la 14a e la 35a settimana di
gestazione, sembrerebbe sicuro ed efficace
quanto lo schema tradizionale, ma più economico
e facile da amministrare.
-
Un altro importante punto è stato
discusso dal dr Lockshin, che ha esposto gli
esiti di un questionario redatto in
collaborazione con la Dr A Tincani (Italia) e
distribuito a 26 specialisti esperti di APS (tra
ginecologi, reumatologi e internisti),
riguardante il trattamento di casi specifici per
i quali non sono disponibili trial clinici con
linee guida. In pazienti che recidivano e
presentano un nuovo aborto nonostante il
trattamento standard, molti esperti hanno
suggerito l’aumento del dosaggio dell’eparina o
la possibilità di aggiungere terapia
infusionale con immunoglobuline (IVIg) e/o basse
dosi di steroide. In caso di donne positive per
aPL ma per le quali non sussistano i criteri
formali per una diagnosi di APS, la grande
maggioranza degli esperti suggerisce ugualmente
un trattamento con basse dosi di aspirina,
riservando l'aggiunta di eparina alle sole donne
che abbiano subito almeno due aborti precoci. Un
simile approccio è stato suggerito per pazienti
aPL positive che debbano affrontare un'iperstimolazione
ovarica per la fertilizzazione in vitro. Vi è
anche accordo sul suggerimento di controindicare
i contraccettivi orali in pazienti affette da
APS o in donne asintomatiche con positività
persistente per aPL. E’ stato affrontato nel
questionario anche il problema della durata
della profilassi trombotica in pazienti affette
da APS: la maggior parte degli specialisti
suggerisce di continuare il trattamento per 4-6
settimane (o più) nel periodo del puerperio con
una condotta terapeutica più aggressiva rispetto
alle precedenti linee guida.
-
-
Il dr HJA Carp (Israele), infine,
ha affrontato il problema della relazione tra
aPL e infertilità, ancora controversa, sebbene
gli aPL possano in alcuni casi ritenersi
responsabili.
-
-
L' APS è una malattia della
madre, ma se gli aPL sono anticorpi patogenetici,
il passaggio transplacentare delle
immunoglobuline potrebbe essere responsabile
anche di danni al feto o al neonato?
Fortunatamente, questa è una evenienza
eccezionale, e gli eventi ischemici neonatali
sono rari. Il dr E Lachassine (Francia), a nome
di un gruppo internazionale Europeo, ha
illustrato i dati di un registro multicentrico
per bambini nati da madri affette da APS: è
stata trovata una percentuale molto bassa di
eventi autoimmuni o trombotici, nonostante gli
aPL fossero presenti in più del 50% dei bambini
nel primo mese di vita. In alcuni casi, gli
anti-β2GPI possono comparire dopo il parto dal
4° al 18° mese. La loro comparsa non ha una
spiegazione certa; non sembrano infatti essere
immunoglobuline della madre dato che la loro
comparsa è molto tardiva ed è stato suggerito
che possano essere in relazione alle
vaccinazioni o a vaccinazioni concomitanti. Al
di là del loro effetto trombotico, si è
osservato che gli aPL possono indurre un danno
neuronale diretto in modelli sperimentali: a
questo proposito, la drssa Tincani ha riportato
uno studio neuropsicologico su bambini nati da
madri aPL positive, che ha evidenziato una
significativa incidenza di lievi deficit
cognitivi (26.7%) in 15 bambini.
-
-
Un’altra causa di malattia
neonatale è il Lupus Neonatale, argomento della
prima sessione del Congresso sulla Gravidanza
che seguiva il meeting sugli anticorpi
anti-fosfolipidi. Il dr R Clancy (USA) e la
drssa Salomonsson (Svezia) hanno illustrato i
possibili meccanismi responsabili della più
grave manifestazione di lupus neonatale: il
Blocco Cardiaco Congenito (CHB). Gli anticorpi
materni anti-Ro/SSA e anti-La/SSB passano la
placenta e nel feto sono in grado di riconoscere
gli antigeni cardiaci fetali ed indurre
infiammazione del tessuto che conduce gli
stimoli elettrici del cuore e la sua
cicatrizzazione (fibrosi). La bassa percentuale
di madri con anticorpi anti-SSA e anti-SSB con
bambini affetti da CHB (solo il 2% delle madri
positive per questi anticorpi) suggerisce che
altri fattori fetali (genetici) abbiano comunque
un ruolo chiave al di là della presenza degli
anticorpi. Sembrano importanti anche fattori
ambientali aggiuntivi quali la bassa pressione
di ossigeno nei tessuti placentari. In altre
parole, gli anticorpi sarebbero importanti ma
richiederebbero tutta una serie di altri fattori
per indurre il danno.
-
Esiste un generale consenso sulla
necessità di una corretta informazione per le
madri e sull'opportunità di eseguire
ecocardiografie fetali seriate a partire dalla
XVI settimana di gestazione per individuare
precocemente il danno cardiaco. L’ecocardiogramma
fetale consente infatti di dimostrare la
presenza di un processo infiammatorio a livello
cardiaco ed il danno al tessuto di conduzione
(rallentamento del ritmo cardiaco) prima che si
verifichino importanti conseguenze al feto.
L’uso di corticosteroidi che passano la placenta
(betametasone) si sono dimostrati efficaci nel
combattere l’infiammazione ed in qualche caso di
bloccare la progressione del danno al tessuto di
conduzione. Alcuni autori suggeriscono l’uso
delle immunoglobuline per prevenire le recidive
(10-20 volte più frequenti) in madri con CHB in
gravidanze pregresse.
-
-
La giornata del 21 aprile è stata
dedicata ai problemi relativi alla gravidanza in
corso di malattie autoimmuni.
-
Pazienti affette da Lupus
Eritematoso Sistemico (LES) vanno spesso
incontro a riacutizzazioni in corso di
gestazione, spesso caratterizzate però solo da
modeste manifestazioni. Il numero delle recidive
prima della gravidanza in atto sembra avere un
importante valore predittivo, mentre una
maggiore durata della malattia avrebbe invece un
ruolo protettivo. Circa il 30% delle donne con
una storia di nefrite lupica sviluppa in
gravidanza una riacutizzazione renale, la cui
prognosi dipende dallo stato della malattia
renale al momento del concepimento (dr Doria,
Italia).
-
La sclerodermia (SSc) non sembra
influenzare l’andamento della gravidanza, ma le
modificazioni cardiovascolari in corso di
gestazione possono raramente indurre gravi
complicazioni. Le donne affette possono soffrire
di artralgie, dispnea e reflusso gastroesofageo;
complicazioni più gravi, come crisi renali
sclerodermiche, aritmie ventricolari e crisi
cardiache sono piuttosto rare, ma devono essere
prese in considerazione per la loro elevata
mortalità. Parti pretermine e bambini con
ritardo di crescita sono invece più comuni,
specie in pazienti affetta da sclerodermia
diffusa precoce (dr M Matucci Cernic, Italia).
-
L’Artrite Reumatoide (AR)
solitamente migliora in corso di gravidanza. La
drssa M Ostensen (Svizzera), la drssa F Forger
(Germania) ed il dr PM Villiger (Svizzera) hanno
discusso in dettaglio i meccanismi alla base di
questo effetto. Durante la gravidanza vi sono
diverse modificazioni del sistema immune che
tendono a ridurne l’intensità delle risposte ed
a determinare un ambiente anti-infiammatorio. Il
profilo ormonale che si instaura durante la
gravidanza sembrerebbe avere un ruolo molto
importante in questo senso (dr M Tutolo;
Italia).
-
-
La drssa CD Chambers (USA) ha
presentato una lettura sulla leflunomide in
gravidanza: il farmaco è formalmente
controindicato in donne in età fertile, in
considerazione dell’effetto teratogeno
riscontrato in modelli animali. La Drssa
Chambers ha riportato i risultati dello studio
prospettico sugli effetti collaterali di
esposizioni accidentali in utero. Anche se gli
effetti nel gruppo esposto non sono
significativamente diversi da quelli nelle donne
non esposte, in ogni caso, è raccomandato un
lungo periodo di sospensione del farmaco prima
della gravidanza.
-
-
Il meeting è stato chiuso dalla
drssa Ostenssen, che ha presentato un consensus
report sull'impiego di nuovi farmaci
antireumatici. La sessione aveva lo scopo di
fornire suggerimenti pratici sull’utilizzo di
questi nuovi farmaci nella pratica clinica. Gli
anti TNFα (adalimumab, etanercept, infliximab) e
gli anti-linfociti B (rituximab) attraversano la
placenta alla XIV settimana di gestazione. Circa
150 casi di donne gravide esposte ad infliximab
sembrano avere la stessa prognosi dei pazienti
non esposti in termine di aborti, parti
pretermine e malformazioni congenite; in 24
gravidanze esposte a infliximab si sono
registrati due aborti, una displasia dell’anca e
21 bambini sani. In 78 gravidanze esposte a
etanercept, una donna, sottoposta a una dose di
100 mg di farmaco alla settimana, ha partorito
un bambino affetto da sindrome di Vater, con
multiple malformazioni gastroenteriche,
vertebrali e renali. In quattro casi di donne
gravide trattate con rituximab, tutti i bambini
presentavano una bassa conta di linfociti, senza
particolari conseguenze cliniche.
-
L’indicazione nella pratica
clinica è quella di cessare obbligatoriamente la
terapia con infliximab, etanercept e adalimumab
al momento del concepimento, mentre rituximab
deve essere sospeso circa 12 mesi prima della
gravidanza.
-
Il metotressato deve essere
sospeso almeno tre mesi prima del concepimento,
mentre il micofenolato mofetile deve essere
interrotto 6 settimane prima dello stesso, a
causa di alcuni casi di malformazioni alle mani.
La ciclosporina è concessa durante la
gravidanza, nonostante siano stati riportati
alcuni casi di colestasi materna e parti
prematuri in un registro americano di 2400 donne
esposte al farmaco durante la gravidanza.
-
Non si hanno invece dati sulla
presenza di farmaci biologici nel latte materno.
Tuttavia è noto che le immunoglobuline sono
presenti nel latte materno, per cui
l’allattamento è comunque sconsigliato durante
la terapia, così come nel caso della
ciclosporina.
-
-
PROSPETTIVE FUTURE
-
-
Le nuove informazioni sui
meccanismi patogenetici mediati dagli aPL
potrebbero fornire nuove prospettive
terapeutiche per prevenire gli aborti e
migliorare la prognosi, ad esempio con composti
in grado di inibire l’attivazione del
complemento o le citochine di tipo
infiammatorio. Inoltre, sono in studio altri
mezzi per “accecare” gli aPL ed impedirne il
legame alla placenta.
-
-
Sono state introdotte nuove ed
efficaci terapie per le malattie autoimmuni e
nuovi composti sono in via di approvazione.
Obiettivo futuro sarà quindi quello di
verificarne il possibile utilizzo in gravidanza
per migliorare ulteriormente la qualità di vita
delle donne affette da malattie autoimmuni.
PUNTI SALIENTI
-
La gravidanza in
donne affette da malattie reumatiche è una
condizione attualmente frequente.
-
Gli aPL sono la
più importante causa trattabile di aborti e
complicazioni ostetriche.
-
Esistono schemi
terapeutici ampiamente convalidati, efficaci per
proteggere dal rischio associato alla presenza
degli Apl.
-
Un' attenta
pianificazione della gravidanza è fondamentale
per evitare aborti o riacutizzazioni della
malattia nella madre.
-
Sono stati
proposti specifici protocolli di monitoraggio,
per scongiurare i gravi effetti delle malattie
autoimmuni materne al momento del parto (come
nel caso del Lupus Neonatale).
-
L'introduzione di
nuove terapie anti-reumatiche rende necessario
un continuo aggiornamento relativamente alla
loro sicurezza in gravidanza.
|